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In Romania è successo un evento storico, il più grande dopo 1989, e  l’Occidente tutto tace. Le elezioni presidenziali hanno degli risvolti interessanti anche per la cronaca, per il processo elettorale, per la stessa persona di Klaus Iohannis, ma pochi se ne accorgono.
Lo so che ci sono guerre orribili a due passi da noi, lo so che le esondazioni e le frane in Italia mietono vittime e feriscono per sempre il territorio. Lo so che il mondo dei sindacati è in tumulto e la politica litiga su Jobs Act e gli occhi sono puntati sulle rivolte di Tor Sapienza …
… ma non capisco lo stesso! Nel mio piccolo, ho molti amici su Facebook, e spesso scrivo su temi di attualità. Questi giorni ho scelto di rendere pubblici i link e i commenti, perché volevo – scusate l’ingenuità – che il mondo sapesse! Che qualcuno tra i miei amici, quelli che lo sono anche “nel mondo reale” dove abbiamo fatto politica insieme, i giornalisti che mi hanno richiesto interviste quando mandai (autocensura) Grillo mi chiedessero lumi. No, ieri a mezzanotte tre (3) hanno commentato o cliccato Mi piace!
I mass media italiani hanno scritto due cose in croce, La Stampa ha sbagliato “solo” il cognome del vincitore, la biografia di tutte due i candidati e l’analisi politica. Gli altri sono stati sul sobrio, due righe scritte con chiarezza ma senza nessuna analisi. Si distingue per professionalità solo il Huffington Post dove mi sembra di riconoscere la mano di Miruna Cajvaneanu, bravissima giornalista connazionale di Roma.
Da Parigi e Londra, notizie dello stesso spessore sbiadito. Mi dicono che se la cavano meglio gli States. I giornali di lingua tedesca invece, pur molto prammatici, colgono e si soffermano di più sulla rivoluzione profonda che potrebbe allargarsi.
Chiariamo l’accaduto: nella prima tornata elettorale per l’elezione del Presidente della Repubblica (la Romania è una repubblica semi-presidenziale) si sono presentati 14 candidati. Di seri, una manciata. Gli altri erano lì per confondere le acque e agevolare i giochini. Al ballottaggio si sono presentati il premier in carica dal 2012, Victor Ponta, della coalizione di sinistra, e Klaus Iohannis, sindaco della città di Sibiu, della coalizione di destra. Non ho qui spazio abbastanza per chiarirvi perché la destra è più riformatrice, e non veramente conservatrice, mi soffermo sulla politica pro Russia e pro Cina che il governo sta mettendo in atto, forse ignaro di essere in un paese membro dell’Unione Europea; sul desiderio ardente di tappare la bocca alla giustizia e di amnistia per i molti colleghi di partito dello stesso. La corruzione dilaga in tutto l’arco politico, ma i numeri dicono che la bilancia della stoltezza pende seriamente verso gli eredi, nemmeno tanto velatamente, dei comunisti.
Campania elettorale sporca, disgustosa, e la sinistra brilla di nuovo per uso dei soldi pubblici per scopi di partito. Si salva Iohannis, un bravo amministratore adorato nella sua comunità, etnico tedesco che parla poco e non usa insulti.
I programmi passano in secondo piano: importante è che la destra vuole mantenere il paese saldamente in Europa e vuole lottare contro la corruzione, e la sinistra fa solo propaganda populista.
Quello che veramente ha fatto storia è il modo gretto in cui la coalizione di sinistra ha negato il diritto al voto dei romeni residenti all’estero. Modificata la legge elettorale ad agosto, le malelingue dicono per favorire il “turismo elettorale” – e i morti e i codici fiscali che hanno votato in città di sinistra senza che il proprietario di diritto lo sappia sono prova che sia così! – si è preso la misura di diminuire il numero di seggi all’estero. Il 2 novembre scoppia lo scandalo: migliaia di cittadini romeni fanno file lunghissime davanti ai consolati o gli istituti, ma restano fuori alle 21, quando si chiude il voto. Succede una cosa inaspettata, un’onda emozionale colpisce gli abitanti della Romania: da traditori che hanno abbandonato la nave per opportunismo, gli espatriati ridiventano fratelli che soffrono e amano la patria. Fratelli cui i rappresentanti dello stato negano un diritto costituzionale.
Polemica infinita e diffamazioni, insulti e promesse false … nell’euforia generale il numero degli espatriati che vogliono votare si quadruplica. In alcune città come Monaco di Baviera la gente fa la fila davanti al Consolato Romeno dalla sera di sabato 15 novembre. In tante altre le file si formano all’alba del 16. Chi scrive ha aspettato da 9,30 alle 16 in una folla abbastanza ordinata, entusiasta e agguerrita. La gente telefona ai parenti rimasti in Romania “se non voti e non porti tutti i nostri conoscenti al seggio non torno più, prendo cittadinanza italiana e non ti rivolgo più la parola!” C’è stato qualche momento concitato, perché era abbastanza freddo e avevamo fame, la conformazione dello spiazzo dove eravamo ammassati non è adatta allo scopo, nel pomeriggio la stanchezza e la paura di non riuscire a votare dicono la loro e la gente scandisce anche slogan minacciosi, poi ci si calma un po’ e torna il senso del humour che contraddistingue la nostra nazione. Poco prima delle 21 gli volontari delle commissione elettorale fanno entrare nella sede che già non è il massimo per la funzione che ha nei giorni normali di attività tutti quelli che si trovavano fuori. Si fa fatica anche a respirare, ma, come per molti altri seggi, votano tutti. Non sappiamo quanti invece abbiano fatto dietrofront prima di mettersi in quella lunghissima fila … In altre città non sono così fortunati, a Parigi e Torino c’è tanta rumba che gli gendarmi/carabinieri intervengono con il gas lacrimogeno e feriscono i pericolosi terroristi che spingono gridando “vogliamo votare”.
Nella capitale Bucarest e nelle grandi città “a casa” la gente esce a manifestare il suo sdegno e chiedere le dimissioni del governo per frode elettorale e mancato rispetto dei diritti costituzionali. Alle 23 invece la sorpresa: il nuovo presidente della Romania e Klaus Iohannis.
Non ce lo aspettavamo. Doveva ricuperare più di 10% di svantaggio. E’ della minoranza sassone, cioè madrelingua tedesco. E’ luterano in un paese a maggioranza ortodossa. I partiti che lo sostengono non sono poi cosi amati. A molti di noi non piace nemmeno, non ha un forte carisma, o piace come persona ma convince solo come amministratore, non come carica più alta dello stato. Poco importa: non è lui quello che ha vinto, ma noi. Ci aspettiamo molto da lui, forse troppo. Ma non importa se ci deluderà, niente potrà più essere come prima. La seconda rivoluzione romena, dopo 25 anni, è vittoriosa! Forse davvero ci sarà un miglioramento.

P.S. Giovedì 13 novembre Renzi appoggiava su vari canali TV il suo amico Ponta … mi chiedo se sappia qualcosa della Romania e di Ponta, cioè se ha fatto una cattiva lettura della situazione o se semplicemente ama tirarsi la zappa sui piedi.

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