Centro per l’impiego – cum se obtine inscrierea ca somer

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So che le leggi, i regolamenti sono molto complicati. Provo a spiegare in due parole cos’è un Centro per l’Impiego e a che cosa serve.
Un lavoratore che perde il lavoro si può iscrivere nel Centro per l’Impiego della sua città o della sua zona. Deve – o aver tutti i contratti di lavoro già cessati – o avere un lavoro part time con il quale non supera 8000 euro di stipendio lordo in un anno. Se è stato licenziato – quindi non se ha dato le dimissioni – per un motivo che non è giusta causa (che vuol dire per motivi disciplinari) dopo l’iscrizione può chiedere all’INPS l’ASPI o la Mini ASPI, o sul sito internet dell’INPS o con l’aiuto di un patronato. Bisogna fare la pratica prima che passino 68 giorni dall’ultimo giorno di lavoro.
L’iscrizione al CiP si può fare solo per le persone che hanno con loro un documento d’identità con foto valido, per le persone che vengono da paesi fuori dall’Europa è obbligatorio il Permesso di Soggiorno valido o appena scaduto (non più di 60 giorni, cioè il tempo accordato per chiedere un rinnovo alla Questura). Per sicurezza portare con se anche la tessera con il codice fiscale, o il documento rilasciato dall’Agenzia delle Entrate.
Per avere la disoccupazione è obbligatorio presentarsi anche al colloquio che fissa il CiP. Altrimenti l’INPS ferma tutto.
Al CiP si può iscrivere anche chi non vuole l’allocazione, ma è un disoccupato che cerca un lavoro.
Al colloquio poi non serve a niente venire se non si hanno le idee chiare. Se uno non sa dove abita o il proprio numero di cellulare perde solo tempo. Chi non parla bene l’italiano verrà invitata a fare un corso per impararlo, e basta. Fa proprio una brutta figura chi viene e dice “cerco un lavoro. qualsiasi”. Non esistono lavori qualsiasi, ma quelli che piacciono, quelli che corrispondono alle proprie competenze o esperienze. E non portate la mamma o lo zio con voi: se non sapete parlare per voi stessi come farete per andare a lavoro e svolgerlo? O fate a metà con mamma/zio/sagrestano?
Ho semplificato molto i servizi offerti dai CiP, perché volevo sottolineare che ci vuole serietà, puntualità e un minimo di iniziativa. Nessuno può parlare, pensare, lavorare al vostro posto. Venite, fate domande, chiedete consigli. Ma con conoscenza di causa.

Azi scriu un articol cam moralizator, am simtit nevoia sa subliniez doua-trei idei de bun simt, spun eu.

In Italia o persoana se poate inscrie la Centro per l’Impiego din doua motive: a fost concediat (nu pe motiv disciplinar) si vrea sa ceara alocatia de somaj de la INPS – se numeste ASPI sau MINI ASPI; sau nu are de munca si cauta.

Se poate inscrie doar cine are cod fiscal si un document de identitate cu fotografie valabil. Moldoveni, nu uitati permisul de sedere inca valabil sau depasit de nu mai mult de 60 de zile, adica timpul in care puteti sa cereti reinnoirea lui Chesturii. Alocatia in sine se cere dupa aceasta inscriere, la cel mult 68 de zile dupa incetarea contractului, pe site-ul INPS sau cu ajutorul unui patronat.

Inscrierea la CiP atrage dupa sine participarea la un colocviu obligatoriu. Va rog din inima, veniti doar daca stiti ce vreti: daca vorbiti italiana, daca stiti ce munca vi s-ar potrivi, daca va amintiti adresa si numarul dumenavoastra de telefon. Inca nu exista munca “orice”. Nu veniti cu mama sau cumnatul cu ideea ca o sa vorbeasca ei in locul dumneavoastra, ca doar nu o sa munciti impreuna pe acelasi salar, daca o sa vi se ofere un contract.

Veniti punctuali, cu idei clare. Puteti intreba tot ce va intereseaza, sfaturi sau informatii dar nu va asteptati sa va cada mura in gura. Nimeni nu e obligat sa va dea de munca, si chiar daca s-ar termina criza asta prelungita, nimeni nu vrea la el in firma sau in casa un natafleata sau un neserios sau pe cineva care nu se spala de o luna.

Quarta lezione FAI – Cea de a patra întâlnire a cursului FAI

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Fuori c’è un sole caldo, che alla fine vince sulle nuvole indaco, complice il phoen. Dentro la Basilica di San Petronio, un freddo paralizzante come ben si addice a una lezione sul secolo nero, il trecento.
Torniamo un passo indietro: al corso Fai è cambiata l’insegnante. Ilaria arriva come una forza della natura, con ironia, verve e parole contemporanee. Si prende molto in giro, e, da brava bolognese, preferisce la battuta alla sentenza. Parliamo della lunga crisi della città, contesa tra papato e imperatore, tra guelfi e ghibellini, di lotte tra famiglie appartenenti alle due fazioni opposte. Seguendo Ilaria ci pare di vedere proprio il colore del sangue e dell’odio all’arrivo del tiranno legato del papa Bertrand de Pouget (Bertrando del Poggetto) e quasi la soddisfazione negli occhi rossi di sangue del popolo dopo aver distrutto la sua fantastica fortezza alla Porta Galliera. Il sole spunta poi con la scelta di Taddeo Pepoli, nel 1337, quale primo signore della città, ricco banchiere illuminato e saggio. Ma poi, siccome le disgrazie non vengono mai da sole, alla sua morte i suoi figli non tanto intelligenti vendono la città ai Visconti di Milano, amici dell’imperatore. Si evince però, come nelle vicende del Bologna FC 1909, che il fiuto per gli affari è una dote molto diffusa nel bolognese: poco dopo questo vivace centro commerciale e artigianale, cadde sotto i denti della grande peste bubbonica, un po’ come tutta l’Europa e l’Oriente.
Giovanni Visconti da Oleggio si rivela un’altra disgrazia.
Su quello che rimane di non rubato, ci mette la zampina un altro guerriero mandato dal papa, Albornoz, che però anziché coprirsi di ori e commissionare affreschi e statue, da bravo politico e quasi papa, costruisce scuole – il Collegio di Spagna – e governa la città.
… e dura anche lui il tempo di organizzare un’insurrezione popolare, qualche anno cioè, perché non potevano fare prima causa WhatsApp off line …
Nel 1377 si torna a ritrovare un po’ della gloria antica del Comune, con elezioni di tribuni e tanto di legato bolognese imposto al papa, Giovanni da Legnano.
In tutto il secolo è andato un po’ come giocare a poker con gli occhi legati, quando ti va bene, è solo fortuna e dura poco.
Andiamo meglio parlare d’arte: i soldi non mancano, e sono spesi per pulire le coscienze o ridare speranza. Alcune opere si perdono tra furie vendicative dei bolognesi, distruzioni fatte dalle guerre, incendi e materiali poco pregiati, eppure rimangono statue di marmo importato con grande fatica e scolpito da grandi artisti toscani, e tavole di legno dipinte dalla vivace scuola bolognese originata da Vitale. Vivace, espressiva, materica, splatter, chiassosa eppur rispettosa. Guardano con ammirazione a Giotto e poi vanno avanti per la loro strada, da Vitale a Cristoforo a Simone e Pseudo Jacopino, è gente che lavora “come mangia”. Niente di eterico, Gesù è un bel bambino nato in un borgo vicino ai palazzi nobiliari, i santi li vedevi la sera attraversare il mercato a cavallo. La Madonna incinta (Madonna dell’attesa di Vitale, Chiesa di Santa Maria dei Servi) di Vitale legge sì il Libro, ma poi lo posa per giocare con il cagnolino.
L’architetto per eccellenza della nuova era di splendore di fin di secolo è Antonio di Vincenzo, che tra palazzi e Chiesa di Santa Maria dei Servi si prepara per la Basilica Civica. San Petronio, guanto di sfida del Comune al papa, chiesa costruita in base al piano regolatore della piazza dove si raccoglie il popolo, tra il Palazzo del Podestà, quello dei notai e le riserve di grano comunali, e non in base alla teologia del momento. E poi i bolognesi saranno stati entusiasti di avere la chiesa più grande della cristianità tutto per loro, ma brontolavano (come adesso) quando si vedono imporre nuove tasse e i soldi vanno all’acquisto di marmi da lontano e al grande, in-finito, cantiere. Forse allora costruire l’Archiginnasio dove doveva sorgere un altro braccio della chiesa non è, come si dice, un dispetto del papa del tempo, ma la fine del terrore della richiesta di nuovi soldi, o, più semplicemente, l’accettare di aver fatto un passo più lungo della gamba. Con umiltà e autoironia, i bolognesi vogliono San Petronio così com’è. Com’è rimasta allora. “E vai a criticare altrove, questa è la mia chiesa, così come piace a me! Tu, che noi sei bolognese, non puoi capire!”
E chiudiamo questa lunga parentesi col freddo pungente che c’era oggi nella Capella Bolognini, dove dalle nostre bocche aperte in ammirazione davanti all’Inferno dantesco dipinto da Giovanni da Modena, usciva l’ultimo rimasuglio di calore … e poi dai con le risate, le donne, gli altri prelati e i re fan tutti compagnia a Maometto, e là su, tra i santi, un po’ di noia tra i santi quasi tutti maschi, seduti dritti tra i banchi del Cielo.
Risata più grassa a guardare l’altro muro, dove i re magi e l’adorazione al bambino Gesù sono solo motivo per far notare l’importanza della fortuna fatta navigando per mare dal commerciante di setta Bolognini, sepolto sotto, la faccia verso il trittico di legno dorato magnificamente dipinto.
Che poi Dio non credo si sarà sentito offeso dalle nostre reazioni, lui che ha fatto fare proprio lì a un frate dotto la meridiana, la prova che il sole gira intorno alla terra!
Mi sono persa tra nomi e date, che non è difficile reperire in internet. Ecco per esempio più dati sulla Meridiana
http://www.hora.it/La%20voce%20di%20HORA/rivista18/articolo05r18/prog%20articolo05r18.htm
oppure sulla basilica
http://www.sanpetronio.com/

Nu știu dacă vi se ntâmplă și vouă, dar eu de ceva timp am atât de multe lucruri de făcut că le încep pe toate, iar apoi le termin doar pe cele neplăcute, sperând că așa voi fi mai voioasă și mai liniștită când va veni rândul celor plăcute … ceea ce încă nu s-a adeverit … e clar că trebuie să fac schimbări radicale în viața mea. Dar asta e altă mâncare de pește, vă voi scrie despre toate la timpul lor.

Ei, mie cursul FAI îmi place extraordinar de mult. Nu voi obține o calificare, o diplomă sau o ofertă de muncă, ci ceva mult mai important: ocazia de a-mi cultiva pasiunea pentru istorie și cultură și plăcerea de a sta în mijlocul unor oameni deosebiți, fie că sunt colegii de curs, fie că sunt profesorii. De fapt nu prea fac diferența între cele două, istoria, bisericile, casele, tablourile sau statuile, politica, muzica sau poeziile le-au făcut oameni deosebiți.

Cred că aș avea nevoie de câteva ore de somn ca să nu o iau pe arătură cu parantezele astea sfătoase, dar e riscant, cine știe când aș relua articolul ca să îl temin …

Deci vorbim despre cea de a patra întâlnire, despre secolul negru, 1300, și despre Ilaria, care poate fi descrisă oricum, dar sigur nu e sumbră. Ilaria e o bolonieză tipică, cu zâmbetul pe buze și ironia gustoasă, erudită și fără fițe. Asta mă ajută mult să mă văd printre cei care trăiau în acea epocă, fără idealizări sau teorie searbădă. Atât de mult că în timp ce iau notițe despre familia Pepoli, nu știu de ce, mă duce mintea la Albano Guaraldi, Zanetti, Tacopina și echipa de fotbal Bologna FC 1909 … uf, iar o dau din gard în gard!

Secolul negru e numit așa pentru că Bologna nu o duce prea bine, după gloria primei Comune, orașul se luptă între ciocanul papalității și nicovala sacrului imperiului german care se numea roman doar ca să ne încurce pe noi. Distrugeri, războaie, și mai ales instabilitate. Conflicte infinite între populari, guelfi, care cer ajutorul papei, și nobili, ghibelini, care sprijină pe aliatul împăratului de la Milano. Mai vine un cardinal (Bernard de Pouget) să prade tot ce poate și să-și facă un palat cum nu se pomeneau multe în toată Italia, mai pun ghibelini de o răscoală populară (?) și dărâmă tot ce el a construit. În 1337 merge ceva mai bine, se alege în sfârșit un fel de domn, Taddeo Pepoli, un bancher bogat și înțelept, care are la inimă soarta orașului și guvernează bine pentru 10 ani. Apoi moare, vine ciuma bubonică care a pus în genunchi întreaga Europă și Asie, jumătate din populația bolonieză moare, fii lui Taddeo fac și ei un ban cinstit vânzând orașul milanezilor, Visconti. Care trimit un personaj (Giovanni da Oleggio) care prădează orașul și trăiește pe picior mare … până când papa trimite un alt cardinal, tot un războinic cu spada în mână, dar bun guvernator (Albornoz). Până în 1377 când se restabilește în parte Comuna, care alege 16 tribuni și recunoaște suveranitatea papei doar dacă acesta acceptă ca legat pe boloniezul Giovanni da Legnano. Papa, de zeci de ani în exil la Avignon, cedează, că are prea multe bătăi de cap.

Între timp, cum spune o lege nescrisă, cei care n-au murit de ciumă au adus multă strălucire artei. Vin din nou pe aici mari artiști toscani, mai ales cioplitori în marmură – material care lipsește complet în Emilia, și pictori precum Giotto, sau ferarezi, sau venețiani. Se naște școala locală a pictorilor și sculptorilor în lemn, cu Vitale, urmașii lui: Cristoforo, Simone, Pseudo-Iacopino. O școală expresivă și cu miros de  viață adevărată, cu Hristos mort cu adevărat și plin de sânge, cu Maria consumată de durere până la os. Cu Maria gravidă! Cu chipuri de boloniezi reali ca sfinți. Apoi e rândul arhitectului Antonio di Vincenzo să construiască biserici, cum ar fi Santa Maria dei Servi, în Strada Maggiore, și să înceapă Basilica San Petronio.

Povestea cu San Petronio e drăguță foc. Dacă vreți să o vizitați iarna îmbracați-vă gros și ascultați aici: nu a construit-o dioceza, Biserica Catolică sau vreun cardinal, ci Comuna. Că e biserica civică! Deci altarul nu e îndreptat către est, ci fațada e alineată cu Piazza Maggiore; nu au plătit-o preoții, ci locuitorii, începând de la funcționarii primăriei, bresle, notari, juriști și … condamnați, care puteau să-și răscumpere pedeapsa în bani grei. 

Și au început ei să importe marmură din Toscana, adusă pe mare făcând înconjurul prin Mediterană și apoi pe bărci prin canale de la Ferrara până aici, și au adus cei mai mari meșteri … și banii se scurgeau, se tot scurgeau, și se mai terminau, și șantierul era mai mult oprit decât activ … până 300 de ani mai târziu progresele tehnice permit fixarea unui tavan din cărămizi în locul celui de lemn, și se decide că planul inițial era prea ambițios. În loc să se contruiască cea mai mare biserică a creștinătății, mai mare decât San Pietro de la Roma, se decide ca, din crucea care ar fi trebuit să fie, să rămână doar fragmentul inferior, brațul cel mai lung, oarecum redus față de cum a fost gândit. Nu știu cum ar fi fost dacă nu s-ar fi luat decizia asta, dar teamă mi-e că ar fi sărăcit întregul oraș și șantierul ar fi fost încă tot deschis!

Merită văzută și înăuntru, nu doar fațada exotică. E un gotic îndulcit, capele decorate după gustul și putința breslei sau familiei căreia îi aparține. Nu puteți pierde ocazia de a admira fresca lui Giovanni da Modena în capela Bolognini, cu Judecata de Apoi după cum a descris-o Dante în Divina Commedia și călătoria celor trei magi după placul celui decedat, adică plină de vapoare ca să amintească comerțul cu mătase, și altarul de lemn pictat și aurit.În iadul lui Dante îl puteți vedea și pe Mahomed, deci sper să nu aibă loc niciun atac terorist sau tembel care să distrugă atâta minunăție. Pictorul nu a vrut să jignească pe nimeni, așa era moda atunci, să te declari superior mahomedanilor și mozaicilor…

În Capela Aldrovandi în schimb nu e Aldrovandi, ci moaștele lui San Petronio.

La intrare vă așteaptă Marea Meridiană care demostrează ca Biserica se înșeală și soarele și planetele toate se învârt … construită iar apoi imbunătățită de un călugăr trimis de Papa boloniez Lambertini … hai că iar vă zăpăcesc! Mai bine căutați în link-ul de mai sus orarul, zi de zi, în funcție de anotimp, în care soarele intră prin gaura din tavanul celei de a șasea bolți și luminează meridiana. Nu încercați să-i înțelegeți pe boloniezi de la distanță. Stați de vorbă cu ei, trăiți alături de ei ceva timp și o să vă dați seama mai bine cum tot ce pare simplu aici, e de fapt de două ori mai complicat. Și invers.

At salùt!

Terza lezione del corso FAI – cea de-a treia lecție FAI

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1000 anni in 90 minuti … Elena ci porta dal 300 al ‘300, dalla discesa di Sant’Ambrogio da Milano, vestito da romano, al nascere di una nuova era e dei conventi di Francesco e Domenico. Così, da città ridotta ad un cadavere a longobardi mecenati per la chiesa che oggi è Santo Stefano, siamo arrivati ai primi lavori di Michelangelo.
Sensazione condivisa con gli altri corsisti e le docenti: niente di nuovo sotto il cielo, dall’elasticità di una città ristretta sotto attacco e allargata in tempi di benessere – vedi la crisi odierna dell’edilizia dopo 60 anni di espansione – all’autoproduzione ed autosufficienza che si dimostra non una moda degli ultimi anni ma un ricorso alla storia vissuta o ereditata tramite archetipi junghiani.
Un flash alla cartina storica, dove tra civilizzazioni millenarie, nascite e decrescite di fedi e religioni ci si sente piccoli. Studiando il passato e il presente si capisce che non esiste nessun centrismo vero, ci possono essere cerchi di potere o importanza in un’epoca o in una zona, che durano però, paragonato con la storia dell’umanità, quanto l’impatto delle gocce di pioggia sulla superficie dell’acqua. E tutto è un divenire, tra progetti per il futuro, vestigi, desiderio di misurare tutto e imprigionarlo nella memoria e illusioni paranoiche.
Sabato, visita alle Sette Chiese – divertitevi anche voi a contarle – che si chiama sì Santo Stefano ma nessuna delle chiese che la compone porta questo nome. Probabilmente non c’è niente di spirituale dietro la scelta di costruire la parte più antica sul tempio di Iside, ormai in disuso, solo materiale di costruzione di qualità da riusare e la presenza di una fonte adatta per i battesimi. La sensazione è comunque che tutto è connesso, a volte in modo banale e pratico, altre volte in modo sottile che sfugge all’analisi. Sorprendente, anche per chi torna spesso, è la sensazione che cambia, da chiesa a chiesa. Grande serenità nella romanica Vitale e Agricola, tanta energia nel Santo Sepolcro (ispirata dall’omonima chiesa di Gerusalemme), protezione nella raccolta cripta del Crocefisso, bellezza nella Martiryum … gioia nel Chiostro … inquietudine nel cortile di Pilato. Non so se sia più giusto lamentarsi per i rifacimenti maldestri del passato, o per il fermo del presente, dove l’umidità mangia in silenzio i mattoni stanchi.
La “freccia” d’oggi sarebbe: andate a vederla prima che crolli o sia transennata. Ci potrebbero volere anni perché ciò accada, o solo un nuovo terremoto.
Uscendo ci fermiamo a San Giovanni in Monte, e mi vengono i brividi a pensare che nel convento adiacente, prima dell’Alma Mater, ci fosse fino ai ’80 la prigione, per la nobiltà dei palazzi vicini e le difficoltà del traffico. Ci fa invece sorridere il racconto della Dott.ssa Caccialupi che mescola partigiani, fascisti e proteste del ’68!
Ultima tappa di questa visita San Domenico. Mi torna la rabbia contro i benpensanti bolognesi che nei primi anni del secolo scorso hanno ristrutturato la città col piccone. Il sagrato è maestoso per dimensioni, le tombe dei glossatori degni di attenzione, la facciata attira lo sguardo, ma sono sicura che in origine, prima di aggiungere pezzo dopo pezzo tirando a dadi su dove piazzarli e prima di distruggere il portico antistante ci fosse più fascino. Il crocefisso di Nicola Pisano soffoca sotto troppa luce, che di sicuro mancava all’epoca, quindi perde un po’ di fascino guadagnando in visibilità. L’arca di San Domenico invece sembra esposta e protetta al contempo, nella sua cappella accogliente, ricca e rispettosa della sua importanza artistica, teologica e storica, con cerbero però il più maleducato custode della storia di Bologna, che è stato già denunciato due volte dai turisti per la sua aggressività.
Il prossimo giro, a gennaio!

Fuga-fuga, a treia lecție ne poartă de la căderea Imperiului Roman, când Sant’Ambrogio găsește, coborând de la Mediolanum, doar cadavre ale vechilor orașe, până în 1300. Bologna, ca un elastic, se restrânge și îmbătrânește, apoi își recapătă, pas după pas, strălucirea.

Vizita care urmează ne poartă mai întâi la bazilica Santo Stefano, zisă și Sette Chiese – doar că nu sunt șapte oricum le-ai număra și niciuna nu poată numele primului martir al creștinătății! Deși sunt și alte grupuri iar noi ascultăm vocea Elenei în cască, lumina timidă și sobră ajută reculegerea, și senzații felurite ne învăluie: pace în Vitale e Agricola, cu stilul ei romanic,  energie în Sf. Mormânt (ispirată de Ierusalim), protecție în cripta Crucifixului, frumușețe în Martiryum …bucurie în Chiostro … neliniște în Curtea lui Pilat. Deși anumite restructurări, din secolele trecute, au creat și daune, cred că e mai rău astăzi, când totul rămâne înghețat din cauza lipsei de fonduri și umezeala macină cărămizile obosite.
Merită vazută toată: grăbiți-vă să o vizitați, într-o bună zi ar putea să se dărâme sau să fie închisă turiștilor – poate peste ani de zile, poate la următorul cutremur.

Următoarea etapă e San Giovanni in Monte, din 500, în mare parte reconstruită după Cel de al Doilea Război Mondial. În mănăstirea de lângâ biserică, într-un loc ca scos din poveste, era până în anii ‘ 80 închisoarea orașului. Azi, din fericire, e unul dintre sediile Universității.

San Domenico, a treia etapă, are o fațadă amplă, o piață imensă în față, dacă ne gândim când a fost construită, și acele curioase morminte supraînălțate împrejur. Nu este una dintre bisericile mele favorite, sunt convinsă că acum mai bine de 100 de ani, înainte de frenezia dărâmării ”dărăpănăturilor” de valoare inestimabilă, era și mai fascinantă, cu porticul în față. În plus nu înteleg criteriul cu care s-a mai adăugat câte o capelă ici și acolo, împrejur, și decorațiile baroce actuale mă obosesc. De văzut cel puțin o dată în viață Crucifixul lui Nicola Pisano, chiar dacă ar fi avut de câștigat prin amplasarea într-o nișă mai întunecată, ca atunci când a fost pictat, și arca – monumentul funerar pentru San Domenico, opera lui Nicola Pisano, Niccolo’ dell’Arca, Michelangelo și Alfonso Lombardi. Capela în care se află e pe măsură, ceea ce nu pot să spun despre paznic, cel mai obraznic gardian din Bologna, care a fost deja denunțat în două rânduri de turiști. Hotărâți voi dacă să-l ignorați sau să-i amintiți că nu e buricul pământului.

Ne mai auzim în ianuarie!

Secondo e terzo incontro al corso FAI – A doua lecție și prima vizită FAI

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Sono un essere nostalgico, dovrebbe essere chiaro ormai per tutti voi che leggete. Ho studiato storia a liceo, mentre scrivevo poesie delicatamente sentimental-egocentriche. All’università girai decisa le spalle alla filosofia moral-politica per affondarmi in Kierkegaard, condito da Hölderlin. Al corso di arte decorative sviluppai una dipendenza da Art Decò. Vi scrivo da una cucina rustica mentre i ricordi dell’infanzia imperversano nei miei pensieri.
Eppure, la prima cosa che scriverò sarà un desiderio che i musei di Bologna siano ammodernati. In un museo d’arte la sensazione di vedere una collezione personale che racconta una storia può essere piacevole, invece in uno storico non invoglia per niente a restare a lungo o tornare.
Elena ci ha aiutato giovedì a volare lungo un vasto time line dalla Cina Antica ai persiani a Israele per atterrare dolcemente tra il Ravone e l’Aposa, tra le capanne e e ‘immancabili tombe etrusche, abbiamo misurato insieme la precisione romana dalle centurie al centro di cui è rimasto così poco. Arte comparata, tante immagini, una vera goduria!
Poi sabato nel meraviglioso palazzo al Pavaglione, il Museo Civico Archeologico mi è sembrato un magazzino sistemato con cura e amore nell’attesa della vera esposizione. Opere di un valore impossibile da calcolare in mobili antichi mal illuminati e senza i necessari sistemi di sicurezza. Centinaia di pezzi di storia a pochi centimetri di distanza. Tesori che sembrano lì per essere studiati da specialisti, non certo per il turista che abbia solo due o tre giorni di vacanza per assaporare e incuriosirsi di Bologna. Manca l’idea di una moderna esposizione.
Ci tornerò, di sicuro, ma soprattutto perché mi gira la testa per la gran confusione, dovrò vedere tutto varie volte per riuscire a fissare le immagini! Insomma, per testardaggine.

Din dragoste pentru Bologna, aș prefera să scriu altceva acum. Să mă opresc doar asupra celei de a doua lecții fără să pomenesc nimic despre vizita de sâmbătă.
Joi Elena ne-a vorbit despre perioada antichității bolonieze, despre etrusci, gali, romani, cu multe imagini și detalii, cu paralele interesante din istoria altor culturi, adevărate momente de artă comparată.
Sâmbata am vizitat Muzeul Civic Arheologic – da, spre marea mea rușine e prima oară că intru în el – și m-a izbit senzația de vechi. Nu râdeți, iubesc istoria și arheologia, nu mă refer la exponate ci la modul în care sunt înșirate una lânga alta, cu iubire și grijă să nu se piardă și să nu se strice, dar parcă într-un depozit, sau spre a fi studiate de specialiști sau în așteptarea adevăratei expoziții. Sunt prea multe minunății în mobile vechi sau anonime, de parcă ar fi mai impresionant numărul și ordinea decât valoarea lor unică, incalculabilă!
Nu pot să nu mă gândesc că în Franța sau Marea Britanie ar fi reușit să organizeze cinci muzee doar cu un sfert din obiecte, și le-ar fi pus în valoare ca să atragă și turiștii care au doar câteva ore la dispoziție, într-un program de două sau trei zile în care sunt atât de multe de văzut. Poate asta e problema: Italia toată e un muzeu, și responsabilii nu știu de unde să înceapă!
Cu toate acestea vă sfătuiesc să vizitați muzeul, însoțiți de cineva care știe cum să facă magia de a pune în evidență ceea ce iese cu adevărat din comun, sau pregătindu-vă bine de acasă cu lista și dispunerea exponatele care vă interesează.

Stupore

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In Romania è successo un evento storico, il più grande dopo 1989, e  l’Occidente tutto tace. Le elezioni presidenziali hanno degli risvolti interessanti anche per la cronaca, per il processo elettorale, per la stessa persona di Klaus Iohannis, ma pochi se ne accorgono.
Lo so che ci sono guerre orribili a due passi da noi, lo so che le esondazioni e le frane in Italia mietono vittime e feriscono per sempre il territorio. Lo so che il mondo dei sindacati è in tumulto e la politica litiga su Jobs Act e gli occhi sono puntati sulle rivolte di Tor Sapienza …
… ma non capisco lo stesso! Nel mio piccolo, ho molti amici su Facebook, e spesso scrivo su temi di attualità. Questi giorni ho scelto di rendere pubblici i link e i commenti, perché volevo – scusate l’ingenuità – che il mondo sapesse! Che qualcuno tra i miei amici, quelli che lo sono anche “nel mondo reale” dove abbiamo fatto politica insieme, i giornalisti che mi hanno richiesto interviste quando mandai (autocensura) Grillo mi chiedessero lumi. No, ieri a mezzanotte tre (3) hanno commentato o cliccato Mi piace!
I mass media italiani hanno scritto due cose in croce, La Stampa ha sbagliato “solo” il cognome del vincitore, la biografia di tutte due i candidati e l’analisi politica. Gli altri sono stati sul sobrio, due righe scritte con chiarezza ma senza nessuna analisi. Si distingue per professionalità solo il Huffington Post dove mi sembra di riconoscere la mano di Miruna Cajvaneanu, bravissima giornalista connazionale di Roma.
Da Parigi e Londra, notizie dello stesso spessore sbiadito. Mi dicono che se la cavano meglio gli States. I giornali di lingua tedesca invece, pur molto prammatici, colgono e si soffermano di più sulla rivoluzione profonda che potrebbe allargarsi.
Chiariamo l’accaduto: nella prima tornata elettorale per l’elezione del Presidente della Repubblica (la Romania è una repubblica semi-presidenziale) si sono presentati 14 candidati. Di seri, una manciata. Gli altri erano lì per confondere le acque e agevolare i giochini. Al ballottaggio si sono presentati il premier in carica dal 2012, Victor Ponta, della coalizione di sinistra, e Klaus Iohannis, sindaco della città di Sibiu, della coalizione di destra. Non ho qui spazio abbastanza per chiarirvi perché la destra è più riformatrice, e non veramente conservatrice, mi soffermo sulla politica pro Russia e pro Cina che il governo sta mettendo in atto, forse ignaro di essere in un paese membro dell’Unione Europea; sul desiderio ardente di tappare la bocca alla giustizia e di amnistia per i molti colleghi di partito dello stesso. La corruzione dilaga in tutto l’arco politico, ma i numeri dicono che la bilancia della stoltezza pende seriamente verso gli eredi, nemmeno tanto velatamente, dei comunisti.
Campania elettorale sporca, disgustosa, e la sinistra brilla di nuovo per uso dei soldi pubblici per scopi di partito. Si salva Iohannis, un bravo amministratore adorato nella sua comunità, etnico tedesco che parla poco e non usa insulti.
I programmi passano in secondo piano: importante è che la destra vuole mantenere il paese saldamente in Europa e vuole lottare contro la corruzione, e la sinistra fa solo propaganda populista.
Quello che veramente ha fatto storia è il modo gretto in cui la coalizione di sinistra ha negato il diritto al voto dei romeni residenti all’estero. Modificata la legge elettorale ad agosto, le malelingue dicono per favorire il “turismo elettorale” – e i morti e i codici fiscali che hanno votato in città di sinistra senza che il proprietario di diritto lo sappia sono prova che sia così! – si è preso la misura di diminuire il numero di seggi all’estero. Il 2 novembre scoppia lo scandalo: migliaia di cittadini romeni fanno file lunghissime davanti ai consolati o gli istituti, ma restano fuori alle 21, quando si chiude il voto. Succede una cosa inaspettata, un’onda emozionale colpisce gli abitanti della Romania: da traditori che hanno abbandonato la nave per opportunismo, gli espatriati ridiventano fratelli che soffrono e amano la patria. Fratelli cui i rappresentanti dello stato negano un diritto costituzionale.
Polemica infinita e diffamazioni, insulti e promesse false … nell’euforia generale il numero degli espatriati che vogliono votare si quadruplica. In alcune città come Monaco di Baviera la gente fa la fila davanti al Consolato Romeno dalla sera di sabato 15 novembre. In tante altre le file si formano all’alba del 16. Chi scrive ha aspettato da 9,30 alle 16 in una folla abbastanza ordinata, entusiasta e agguerrita. La gente telefona ai parenti rimasti in Romania “se non voti e non porti tutti i nostri conoscenti al seggio non torno più, prendo cittadinanza italiana e non ti rivolgo più la parola!” C’è stato qualche momento concitato, perché era abbastanza freddo e avevamo fame, la conformazione dello spiazzo dove eravamo ammassati non è adatta allo scopo, nel pomeriggio la stanchezza e la paura di non riuscire a votare dicono la loro e la gente scandisce anche slogan minacciosi, poi ci si calma un po’ e torna il senso del humour che contraddistingue la nostra nazione. Poco prima delle 21 gli volontari delle commissione elettorale fanno entrare nella sede che già non è il massimo per la funzione che ha nei giorni normali di attività tutti quelli che si trovavano fuori. Si fa fatica anche a respirare, ma, come per molti altri seggi, votano tutti. Non sappiamo quanti invece abbiano fatto dietrofront prima di mettersi in quella lunghissima fila … In altre città non sono così fortunati, a Parigi e Torino c’è tanta rumba che gli gendarmi/carabinieri intervengono con il gas lacrimogeno e feriscono i pericolosi terroristi che spingono gridando “vogliamo votare”.
Nella capitale Bucarest e nelle grandi città “a casa” la gente esce a manifestare il suo sdegno e chiedere le dimissioni del governo per frode elettorale e mancato rispetto dei diritti costituzionali. Alle 23 invece la sorpresa: il nuovo presidente della Romania e Klaus Iohannis.
Non ce lo aspettavamo. Doveva ricuperare più di 10% di svantaggio. E’ della minoranza sassone, cioè madrelingua tedesco. E’ luterano in un paese a maggioranza ortodossa. I partiti che lo sostengono non sono poi cosi amati. A molti di noi non piace nemmeno, non ha un forte carisma, o piace come persona ma convince solo come amministratore, non come carica più alta dello stato. Poco importa: non è lui quello che ha vinto, ma noi. Ci aspettiamo molto da lui, forse troppo. Ma non importa se ci deluderà, niente potrà più essere come prima. La seconda rivoluzione romena, dopo 25 anni, è vittoriosa! Forse davvero ci sarà un miglioramento.

P.S. Giovedì 13 novembre Renzi appoggiava su vari canali TV il suo amico Ponta … mi chiedo se sappia qualcosa della Romania e di Ponta, cioè se ha fatto una cattiva lettura della situazione o se semplicemente ama tirarsi la zappa sui piedi.